La trappola a Spalletti

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Non c’è giorno in cui non mi interroghi sull’eventualità che un “amico, o uno sprovveduto, o uno sconosciuto nel gruppo, renda pubblici gli sms o i contenuti di qualche chat goliardica in cui ironizziamo, sfottiamo, qualche volta pesantemente, quell’avvenimento o quel personaggio o quella squadra di calcio. Rendendo pubbliche allo stesso tempo amenità spesso volgari. Mi darei anzitutto del pirla, perché la mia professione imporrebbe un inattaccabile aplomb anche nel privato, ma anche perché scoprirei di aver dato credito e fiducia a qualcuno che non la meritava affatto. Di essermi mosso con eccessiva leggerezza.

Il discorso relativo a Luciano Spalletti (che dopo Inter-Roma qualche settimana fa si era lasciato andare a confidenze particolari su entrambi i club, all’esterno di un ristorante milanese con un gruppetto di tifosi ed è stato smascherato da un giornalista del “Corriere della sera“), non è molto diverso. Anzitutto, rispetto alle mie inquietudini, lui si è sfogato con un gruppo di estranei, non con amici (Berlusconi negli anni ci è cascato con regolare puntualità). In secondo luogo, il giornalista che le ha divulgate ha pensato solo a fare il suo mestiere, non – appunto – a tradire un amico, che un amico non è. Il collega del “Corriere” ha commesso l’errore di  racchiudere le esternazioni di Spalletti tra virgolette. L’etica impone che questo possa avvenire soltanto in presenza di dichiarazioni pubbliche, certificate, ascoltate con le proprie orecchie. Il collega invece non era presente a quel monologo. Detto questo, evidentemente ha verificato bene le sue fonti e infatti non ha scritto una bufala, tant’è che Spalletti non solo non ha smentito quelle frasi, ma le ha addirittura spiegate e giustificate. Tra l’altro, nulla, ma proprio nulla di trascendentale né cose che già non sapessimo. E che già non attribuissimo al pensiero dell’allenatore nerazzurro.

Da giornalista sportivo ed ex cronista di nera, non amo questi giochini, che fanno comunque parte del mestiere. Così come in televisione non sopporto la diffusione dei “fuori-onda“, tutti esercizi che si somigliano tra loro e hanno i connotati della trappola. Un po’ vigliacca, ma non illegale, fino a prova contraria. Il punto fondamentale è che Luciano Spalletti sa che il suo mestiere somiglia a una passeggiata notturna nella foresta, quindi se non prende precauzioni per difendersi dalle bestie feroci e dalle trappole degli sconosciuti, la colpa è sua. Con immutato affetto e simpatia.

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