Altissimo


La mente umana. Debole ed eccelsa, vulnerabile e invincibile. Là dove l’uomo la conduce, verso il bene o il male. L’anima, tra odio e perdono, crudeltà o pietà. Amore. Attraverso ossessione e abnegazione, soffrendo il sacrificio e infine il trionfo al prezzo comunque elevatissimo della vita: condotta da due magistrali guide come Sean Penn e Mel Gibson, una storia epica tradotta con accurata raffinatezza e spietata, cruda energia. Un capolavoro dedicato alla nostra contraddittoria esistenza: nostra, di noi folli umani capaci di efferati delitti come di elevati riscatti. Di scienza e di crimine. Condanna e redenzione si inseguono in un sorprendente groviglio di prospettive. Così siamo: un miscuglio imprevedibile di energia sprigionata da anima e mente, appunto. Fino a che qualcosa, o qualcuno, ci aiuta. Riportandoci alla miserabile dimensione di affascinanti mortali e ci restituisce un’esistenza, dopo averla perduta.

A proposito del pianeta

(rassegna stampa)

https://www.greenme.it/consumare/riciclo-e-riuso/31719-scarpe-chewngum

https://www.greenme.it/abitare/bioedilizia-e-bioarchitettura/31672-polistirolo-ecosostenibile

http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/strade-plastica-123007-AClDS1D

In punta di piedi

Maurizio Mosca, Cristina Parodi e Cesare Cadeo

A Palazzo dei Cigni si entrava in punta di piedi.

Milano 2 era ovattata con i suoi edifici color mattone immersi nel verde, grandi balconi in un piccolo mondo incantato alle porte della metropoli. Là dentro da Telemilano stava nascendo la concorrente della Rai, prima Canale 5 poi Retequattro e Italia 1. Già alla reception si avvertiva il frenetico entusiasmo che percorreva quei corridoi. Persino le guardie ne erano contagiate. La prima volta ci entrai da solo nel 1984 per proporre a Paolo Taveggia, allora direttore dello sport, un reportage dagli Stati Uniti che contendevano al Messico l’organizzazione dei Mondiali del 1986. Avevo 23 anni, ero uno sconosciuto cronista di provincia: bastò una mezzora, un caffè e una sigaretta. Paolo disse: “Ok, ti aspettiamo con le videocassette quando torni”. Un buon lavoro era sufficiente per avere attenzione ed essere presi in considerazione.

A Palazzo dei Cigni si entrava in punta di piedi, ma si veniva rapiti e coinvolti in un attimo da quell’atmosfera di sfida che passava per nuove idee, intuizioni, proposte e chiunque veniva ascoltato. Chiunque poteva dare il suo contributo. E in punta di piedi si cominciava a correre, ore e ore tutti i giorni, tutta la settimana. Così per Maurizio Mosca non fu difficile coinvolgermi da subito nelle sue mille trasmissioni: Record, Calciomania, A tutto campo, Mundial, Guida al campionato, fino a Italia1 Sport che seguiva Pressing di Raimondo Vianello. Eravamo una squadra, una sola, distribuita tra produttori, autori, segretarie, redazione e collaboratori. Senza tempo e senza fatica. Le donne facevano parte integrante della redazione sportiva con eleganza, garbo, bellezza, ma soprattutto grande mestiere. Sono salite tutte in alto.

Con Cesare Cadeo l’incontro fu subito cordiale, l’intesa spontanea. Mi tolse la paura per responsabilità già grandi. Vestiva in cravatta e pochette sia che fosse l’alba sia che fosse notte fonda, non perdeva mai il sorriso e l’unico impercettibile segnale nei rari momenti di malumore, era la fronte aggrottata. Durava un attimo. Innamorato della televisione e del Milan, delle bellezze della vita e quelle femminili alle quali riservava una galanteria antica. Con Maurizio Mosca costituivano una coppia surreale, l’alunno pestifero e l’insegnante paziente. La sua sconfinata educazione mitigava l’irriverenza ingestibile di Maurizio, sul suo garbo imperturbabile scivolava via la turbolenza come una pallina di mercurio sulla pelle della foca. Cesare di un altro secolo, di un altro mondo, di un’altra vita.

Insieme con suo fratello Maurizio e una banda di amici fortunati, Cesare Cadeo mi ha lasciato in eredità il compito più che arduo di scrivere il romanzo di un uomo leggendario, il cardiochirurgo argentino di origini italiane Renè Geronimo Favaloro, le gesta del quale aveva conosciuto in questi ultimi anni di sofferenze attraverso un allievo di Favaloro, il dottor Cesare Beghi. Con lui siamo stati in Argentina a metà marzo per cominciare a raccogliere materiale e testimonianze ma, poco prima di partire, chiamai Cesare in onda su RadioRossonera per parlare del nostro amato Milan.

Mi stavo sentendo inadeguato per un libro che deve raccontare la storia incredibile di un combattente, un genio, un ribelle, uno scienziato, candidato al Nobel perché primo al mondo a impiantare il by-pass aortocoronarico. Come una volta, Cesare Cadeo se n’è andato in punta di piedi e, come una volta, il suo sorriso mi ha tolto la paura.

Anche oggi, anche adesso, dove tu sia sembrerai di un altro mondo. Comunque. Ciao Cesare, salutami Maurizio.

A proposito del pianeta

(rassegna stampa del weekend)

https://www.lettera43.it/it/articoli/economia/2019/03/03/easy-drop-energia-solare-in-italia/229653/h



https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/21600-morgan-freeman-api

a https://www.innaturale.com/leonardo-dicaprio-convince-la-russia-a-salvare-le-balene/