Puoi baciare lo sposo

Pellicola molto divertente, ironica, accuratamente diretta da Alessandro Genovesi senza stereotipi né retorica. Una favola italiana, tale perché la Chiesa e la politica sdoganano i propri retaggi e i propri pregiudizi avallando non semplicemente un matrimonio tra omosessuali, ma una precisa scelta d’amore. In formissima il cast guidato da Diego Abatantuono, progressista che da padre si scopre conservatore, Monica Guerritore tenace e risoluta genitrice, uno strepitoso surreale Dino Abbrescia , le credibili e misurate (in ruoli di follia e leggerezza assai distanti tra loro) Diana Del Bufalo Beatrice Arnera, insieme al temerario frate Antonio Catania (disposto a celebrare le nozze) accompagnano nel loro percorso Cristiano Caccamo Salvatore Esposito intensi e perfettamente calati nella parte. Finale originale e gustoso, rende il film godibile e profondo nei suoi risvolti più delicati, attento a non superare mai il confine del garbo e offrendo svariati punti di riflessione.

La griffe è di Maurizio Totti, produttore con Colorado Film. Nelle sale dall’1 marzo.

 

 

http://www.mymovies.it/film/2018/matrimonio-italiano/

Vado ad ascoltarli tutti (4/5)

https://www.termometropolitico.it/1289745_programma-europa-emma-bonino.html

IL PROGRAMMA E LA CAMPAGNA ELETTORALE DI GIORGIO GORI

 

 

Dicono che chi non vota è uno stronzo. Sono d’accordo. Il problema è che, come immagino a molti di voi, la maggior parte dei politici italiani mi danno la nausea. Quindi ho deciso di  ascoltarli tutti (o quasi) in questa campagna elettorale, se posso dal vivo, altrimenti in radio o in tv.

Ieri pomeriggio, giovedì 22 intorno alle 16, su RaiRadio1 ho ascoltato Giorgio Gori (con il quale ho lavorato a metà anni Ottanta nella redazione del quotidiano Bergamo-oggi), candidato alla presidenza della Regione Lombardia. In serata ha ascoltato Emma Bonino in onda su La7.

Come sempre, mi astengo dal commentare e vi invio i link dei loro programmi politici. Una buona serata a tutti voi

 

Allegri non troppo

Mercoledì 14 febbraio, ore 23. Nessuna cena per San Valentino. In onda in diretta, invece, su Sportitalia. Si comincia con il “Max processo”, discussione su Allegri dopo il 2-2 della Juventus in casa con il Tottenham. Se, dopo le mie prime battute, due colleghi arguti come Michele Criscitiello e Alfredo Pedullà mi riprendono all’unisono (“Non abbiamo capito se stai con Allegri o no”), è evidente che mi stia spiegando male. Quindi riprendo la parola con maggiore enfasi e, probabilmente, con argomenti più drastici. Non si può sostenere che il tecnico livornese non abbia meriti nella serie di successi bianconeri di questi ultimi anni: scudetti, coppe Italia, Supercoppe e 2 finali di Champions in 3 stagioni. Chapeau. Nessuno è perfetto e su questo punto mi sono scaldato. In Italia la Juventus non ha rivali dal 2013 (il Milan del 2011-’12 era più forte, ma sulla panchina rossonera c’era Allegri e quello scudetto lo perse, molto prima del gol non assegnato a Muntari), penso che anche Antonio Conte avrebbe vinto scudetti in serie, coppe  e supercoppe nazionali. Manca la controrpova, è solo una personalissima sensazione. Quest’anno in corsa c’è anche il Napoli: vediamo come va a finire.

In Europa invece la Juventus è arrivata fino in fondo, nel 2015 inchinandosi con onore al Barcellona e nel 2017 sparendo nella ripresa a Cardiff contro il Real Madrid. Credo che il limite di Massimiliano Allegri sia nella capacità di infondere motivazioni e, in qualche caso, nella gestione del gruppo per cui la società – che è una società forte e con le idee molto chiare – lo ha aiutato, indirizzato e protetto spesso. Per esempio, le numerose volte in cui in questi anni qualche suo giocatore lo ha mandato a quel paese, pubblicamente e platealmente: Higuain, Khedira, Dybala, Bonucci. O dopo la finale di Supercoppa persa a Doha contro il Milan, quando davanti alle telecamere e soprattutto ai suoi dirigenti, scandì bene: “Li prendo tutti a calci nel culo”. Non ho mai visto scene pubbliche così eclatanti nella storia della Juve degli ultimi 50 anni. Immagino lo stiano placando anche in queste ore, dopo il suo sfogo – francamente un po’ eccessivo, oltre che generico e assai poco motivato – dopo il pareggio di martedì in Champions. E’ strano che un allenatore che, dopo Cagliari, sta seduto sulle panchine di Milan e Juventus da 7 anni, non abbia ancora capito che puoi vincere 100 partite di fila, ma se ne perdi o ne pareggi una, si aprono i processi. Carlo Ancelotti ha stabilito il record assoluto di vittorie consecutive nella storia della Liga, eppure un mese dopo la fine di questa incredibile striscia, con la squadra in difficoltà anche per i molti infortuni, i tifosi al “Santiago Bernabeu” gli riservarono la pañolada, celeberrimo sventolìo di fazzoletti bianchi in segno di disapprovazione.

I grandi allenatori che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere nella mia carriera (cito Bearzot, Vicini, Sacchi, Hiddink, Mourinho, Capello, Ancelotti, Conte, Guardiola, Klopp, Trapattoni, Mancini ma ne dimentico qualcuno) erano lucidi, malleabili, riflessivi molto più dopo le rare sconfitte che nei momenti di festa. Anche Marcello Lippi tende ad essere nervosetto nei momenti negativi, forse è una prerogativa toscana. Fatto sta che ogni tanto un pizzico, ma proprio un pizzico di autocritica, aiuterebbe di più a capire la ragione di certe scelte e certi risultati, ma Allegri preferisce rovesciare le responsabilità di un solo mezzo passo falso sulle nevrosi dell’ambiente, ambiente che a suo dire comprende tutti nessuno escluso. Eppure lo ha fatto lui stesso con toni nevrotici. Eppure la calma è la virtù dei forti.

Vado ad ascoltarli tutti (3)

https://www.money.it/programma-Forza-Italia-Berlusconi-elezioni-2018

Dicono che chi non vota è uno stronzo. Sono d’accordo. Il problema è che, come immagino a molti di voi, la maggior parte dei politici italiani mi danno la nausea. Quindi ho deciso di andare di persona ad ascoltarli tutti (o quasi) in questa campagna elettorale.

Destra, centro e sinistra. E’ stato il turno di Silvio Berlusconi: il leader di Forza Italia ha parlato in un lungo speciale dedicato su SkyTg24. Nei prossimi giorni ascolterò i Cinquestelle e il PD.

La trappola a Spalletti

https://www.tuttomercatoweb.com/altre-notizie/spallettifrasi-a-tifosivoglia-far-male-1074757

Non c’è giorno in cui non mi interroghi sull’eventualità che un “amico, o uno sprovveduto, o uno sconosciuto nel gruppo, renda pubblici gli sms o i contenuti di qualche chat goliardica in cui ironizziamo, sfottiamo, qualche volta pesantemente, quell’avvenimento o quel personaggio o quella squadra di calcio. Rendendo pubbliche allo stesso tempo amenità spesso volgari. Mi darei anzitutto del pirla, perché la mia professione imporrebbe un inattaccabile aplomb anche nel privato, ma anche perché scoprirei di aver dato credito e fiducia a qualcuno che non la meritava affatto. Di essermi mosso con eccessiva leggerezza.

Il discorso relativo a Luciano Spalletti (che dopo Inter-Roma qualche settimana fa si era lasciato andare a confidenze particolari su entrambi i club, all’esterno di un ristorante milanese con un gruppetto di tifosi ed è stato smascherato da un giornalista del “Corriere della sera“), non è molto diverso. Anzitutto, rispetto alle mie inquietudini, lui si è sfogato con un gruppo di estranei, non con amici (Berlusconi negli anni ci è cascato con regolare puntualità). In secondo luogo, il giornalista che le ha divulgate ha pensato solo a fare il suo mestiere, non – appunto – a tradire un amico, che un amico non è. Il collega del “Corriere” ha commesso l’errore di  racchiudere le esternazioni di Spalletti tra virgolette. L’etica impone che questo possa avvenire soltanto in presenza di dichiarazioni pubbliche, certificate, ascoltate con le proprie orecchie. Il collega invece non era presente a quel monologo. Detto questo, evidentemente ha verificato bene le sue fonti e infatti non ha scritto una bufala, tant’è che Spalletti non solo non ha smentito quelle frasi, ma le ha addirittura spiegate e giustificate. Tra l’altro, nulla, ma proprio nulla di trascendentale né cose che già non sapessimo. E che già non attribuissimo al pensiero dell’allenatore nerazzurro.

Da giornalista sportivo ed ex cronista di nera, non amo questi giochini, che fanno comunque parte del mestiere. Così come in televisione non sopporto la diffusione dei “fuori-onda“, tutti esercizi che si somigliano tra loro e hanno i connotati della trappola. Un po’ vigliacca, ma non illegale, fino a prova contraria. Il punto fondamentale è che Luciano Spalletti sa che il suo mestiere somiglia a una passeggiata notturna nella foresta, quindi se non prende precauzioni per difendersi dalle bestie feroci e dalle trappole degli sconosciuti, la colpa è sua. Con immutato affetto e simpatia.

“TRE MANIFESTI” cruento, delicato, ottima regia, grandi interpretazioni: vale un Oscar

http://www.targatocn.it/2018/01/29/leggi-notizia/argomenti/overmovie/articolo/tre-manifesti-cristo-si-e-fermato-a-ebbing-missouri.html

Ho visto “Tre manifesti a Ebbing, Missouri“. Una strepitosa Francis McDormand da Oscar, madre senza pace nel risolvere il mistero della morte violenta di sua figlia. Per Woody Harrelson ho sempre avuto un debole, poliedrico, eclettico, sempre più credibile nei panni di un poliziotto. Diretti dall’eccellente regia (soltanto al suo terzo film) di Martin McDonagh. Infine un Sam Rockwell ispiratissimo e in formissima nei panni di un agente fobico.  Cruento, commovente, divertente, in un crescendo di sentimenti divisi tra giustizia, odio, vendetta, tocca con estrema efficacia temi profondi: la famiglia, la violenza sulle donne, il razzismo, il senso di abbandono in una città dimenticata dalle carte geografiche, eppure pulsante nella sua vita quotidiana e intrisa di retaggi antichi, abitudini dissolte, determinazione e ferocia nella difesa delle proprie radicate convinzioni o nel perseguimento dei propri obiettivi grandi o piccoli.  Sconsigliato a chi non ama il sangue, per tutti gli altri disco verde: vale eccome i premi già vinti e le nomination all’Oscar.