Allegri non troppo

Mercoledì 14 febbraio, ore 23. Nessuna cena per San Valentino. In onda in diretta, invece, su Sportitalia. Si comincia con il “Max processo”, discussione su Allegri dopo il 2-2 della Juventus in casa con il Tottenham. Se, dopo le mie prime battute, due colleghi arguti come Michele Criscitiello e Alfredo Pedullà mi riprendono all’unisono (“Non abbiamo capito se stai con Allegri o no”), è evidente che mi stia spiegando male. Quindi riprendo la parola con maggiore enfasi e, probabilmente, con argomenti più drastici. Non si può sostenere che il tecnico livornese non abbia meriti nella serie di successi bianconeri di questi ultimi anni: scudetti, coppe Italia, Supercoppe e 2 finali di Champions in 3 stagioni. Chapeau. Nessuno è perfetto e su questo punto mi sono scaldato. In Italia la Juventus non ha rivali dal 2013 (il Milan del 2011-’12 era più forte, ma sulla panchina rossonera c’era Allegri e quello scudetto lo perse, molto prima del gol non assegnato a Muntari), penso che anche Antonio Conte avrebbe vinto scudetti in serie, coppe  e supercoppe nazionali. Manca la controrpova, è solo una personalissima sensazione. Quest’anno in corsa c’è anche il Napoli: vediamo come va a finire.

In Europa invece la Juventus è arrivata fino in fondo, nel 2015 inchinandosi con onore al Barcellona e nel 2017 sparendo nella ripresa a Cardiff contro il Real Madrid. Credo che il limite di Massimiliano Allegri sia nella capacità di infondere motivazioni e, in qualche caso, nella gestione del gruppo per cui la società – che è una società forte e con le idee molto chiare – lo ha aiutato, indirizzato e protetto spesso. Per esempio, le numerose volte in cui in questi anni qualche suo giocatore lo ha mandato a quel paese, pubblicamente e platealmente: Higuain, Khedira, Dybala, Bonucci. O dopo la finale di Supercoppa persa a Doha contro il Milan, quando davanti alle telecamere e soprattutto ai suoi dirigenti, scandì bene: “Li prendo tutti a calci nel culo”. Non ho mai visto scene pubbliche così eclatanti nella storia della Juve degli ultimi 50 anni. Immagino lo stiano placando anche in queste ore, dopo il suo sfogo – francamente un po’ eccessivo, oltre che generico e assai poco motivato – dopo il pareggio di martedì in Champions. E’ strano che un allenatore che, dopo Cagliari, sta seduto sulle panchine di Milan e Juventus da 7 anni, non abbia ancora capito che puoi vincere 100 partite di fila, ma se ne perdi o ne pareggi una, si aprono i processi. Carlo Ancelotti ha stabilito il record assoluto di vittorie consecutive nella storia della Liga, eppure un mese dopo la fine di questa incredibile striscia, con la squadra in difficoltà anche per i molti infortuni, i tifosi al “Santiago Bernabeu” gli riservarono la pañolada, celeberrimo sventolìo di fazzoletti bianchi in segno di disapprovazione.

I grandi allenatori che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere nella mia carriera (cito Bearzot, Vicini, Sacchi, Hiddink, Mourinho, Capello, Ancelotti, Conte, Guardiola, Klopp, Trapattoni, Mancini ma ne dimentico qualcuno) erano lucidi, malleabili, riflessivi molto più dopo le rare sconfitte che nei momenti di festa. Anche Marcello Lippi tende ad essere nervosetto nei momenti negativi, forse è una prerogativa toscana. Fatto sta che ogni tanto un pizzico, ma proprio un pizzico di autocritica, aiuterebbe di più a capire la ragione di certe scelte e certi risultati, ma Allegri preferisce rovesciare le responsabilità di un solo mezzo passo falso sulle nevrosi dell’ambiente, ambiente che a suo dire comprende tutti nessuno escluso. Eppure lo ha fatto lui stesso con toni nevrotici. Eppure la calma è la virtù dei forti.

Vado ad ascoltarli tutti (3)

https://www.money.it/programma-Forza-Italia-Berlusconi-elezioni-2018

Dicono che chi non vota è uno stronzo. Sono d’accordo. Il problema è che, come immagino a molti di voi, la maggior parte dei politici italiani mi danno la nausea. Quindi ho deciso di andare di persona ad ascoltarli tutti (o quasi) in questa campagna elettorale.

Destra, centro e sinistra. E’ stato il turno di Silvio Berlusconi: il leader di Forza Italia ha parlato in un lungo speciale dedicato su SkyTg24. Nei prossimi giorni ascolterò i Cinquestelle e il PD.

La trappola a Spalletti

https://www.tuttomercatoweb.com/altre-notizie/spallettifrasi-a-tifosivoglia-far-male-1074757

Non c’è giorno in cui non mi interroghi sull’eventualità che un “amico, o uno sprovveduto, o uno sconosciuto nel gruppo, renda pubblici gli sms o i contenuti di qualche chat goliardica in cui ironizziamo, sfottiamo, qualche volta pesantemente, quell’avvenimento o quel personaggio o quella squadra di calcio. Rendendo pubbliche allo stesso tempo amenità spesso volgari. Mi darei anzitutto del pirla, perché la mia professione imporrebbe un inattaccabile aplomb anche nel privato, ma anche perché scoprirei di aver dato credito e fiducia a qualcuno che non la meritava affatto. Di essermi mosso con eccessiva leggerezza.

Il discorso relativo a Luciano Spalletti (che dopo Inter-Roma qualche settimana fa si era lasciato andare a confidenze particolari su entrambi i club, all’esterno di un ristorante milanese con un gruppetto di tifosi ed è stato smascherato da un giornalista del “Corriere della sera“), non è molto diverso. Anzitutto, rispetto alle mie inquietudini, lui si è sfogato con un gruppo di estranei, non con amici (Berlusconi negli anni ci è cascato con regolare puntualità). In secondo luogo, il giornalista che le ha divulgate ha pensato solo a fare il suo mestiere, non – appunto – a tradire un amico, che un amico non è. Il collega del “Corriere” ha commesso l’errore di  racchiudere le esternazioni di Spalletti tra virgolette. L’etica impone che questo possa avvenire soltanto in presenza di dichiarazioni pubbliche, certificate, ascoltate con le proprie orecchie. Il collega invece non era presente a quel monologo. Detto questo, evidentemente ha verificato bene le sue fonti e infatti non ha scritto una bufala, tant’è che Spalletti non solo non ha smentito quelle frasi, ma le ha addirittura spiegate e giustificate. Tra l’altro, nulla, ma proprio nulla di trascendentale né cose che già non sapessimo. E che già non attribuissimo al pensiero dell’allenatore nerazzurro.

Da giornalista sportivo ed ex cronista di nera, non amo questi giochini, che fanno comunque parte del mestiere. Così come in televisione non sopporto la diffusione dei “fuori-onda“, tutti esercizi che si somigliano tra loro e hanno i connotati della trappola. Un po’ vigliacca, ma non illegale, fino a prova contraria. Il punto fondamentale è che Luciano Spalletti sa che il suo mestiere somiglia a una passeggiata notturna nella foresta, quindi se non prende precauzioni per difendersi dalle bestie feroci e dalle trappole degli sconosciuti, la colpa è sua. Con immutato affetto e simpatia.

“TRE MANIFESTI” cruento, delicato, ottima regia, grandi interpretazioni: vale un Oscar

http://www.targatocn.it/2018/01/29/leggi-notizia/argomenti/overmovie/articolo/tre-manifesti-cristo-si-e-fermato-a-ebbing-missouri.html

Ho visto “Tre manifesti a Ebbing, Missouri“. Una strepitosa Francis McDormand da Oscar, madre senza pace nel risolvere il mistero della morte violenta di sua figlia. Per Woody Harrelson ho sempre avuto un debole, poliedrico, eclettico, sempre più credibile nei panni di un poliziotto. Diretti dall’eccellente regia (soltanto al suo terzo film) di Martin McDonagh. Infine un Sam Rockwell ispiratissimo e in formissima nei panni di un agente fobico.  Cruento, commovente, divertente, in un crescendo di sentimenti divisi tra giustizia, odio, vendetta, tocca con estrema efficacia temi profondi: la famiglia, la violenza sulle donne, il razzismo, il senso di abbandono in una città dimenticata dalle carte geografiche, eppure pulsante nella sua vita quotidiana e intrisa di retaggi antichi, abitudini dissolte, determinazione e ferocia nella difesa delle proprie radicate convinzioni o nel perseguimento dei propri obiettivi grandi o piccoli.  Sconsigliato a chi non ama il sangue, per tutti gli altri disco verde: vale eccome i premi già vinti e le nomination all’Oscar.

Nuovo trionfo di Lorenzo Mambrini, italiano vincente a Cuba

Prima una storica promozione in serie A con il Santiago, che la stagione successiva ha portato (imbattuto) allo scudetto che mancava da un secolo, ora un’altra promozione dalla B alla A – conquistata domenica scorsa – con L’Avana. Lorenzo Mambrini, nel frattempo promosso C.T. della Nazionale di Cuba, da 3 anni non smette di vincere nella terra di Castro. Con lui e con il regista Armando Trivellini stiamo preparando un film-documentario che racconterà la sua straordinaria favola.

Qui sotto trovate originale e traduzione dell’articolo che la stampa gli ha dedicato dopo l’ultimo trionfo.

Italiano Mambrini mantiene senda triunfal en fútbol cubano como Ganador
La Habana, 30 ene (RHC) El italiano Lorenzo Mambrini sigue siendo un hombre de éxito en el fútbol cubano. Bajo su mando, el once de la capital acaba de ganar la Liga Nacional de Ascenso para trepar otra vez a primera división.
Mambrini, nacido hace 39 años en Perugia, pero residente hace varios en Cuba, protagonizó el pasado año la hazaña de llevar al sotanero Santiago de Cuba al título en calidad de invicto en la liga cubana, un hecho inédito en ese centenario deporte.
Tras ese suceso, las autoridades del fútbol en la Isla le propusieron dirigir a La Habana, potencia años atrás, pero con pobres resultados en los últimos tiempos, a lo que el técnico respondió sin titubeos y en octubre asumió el cargo.
En apenas tres meses, llevó a los capitalinos al primer lugar en la Liga de Ascenso, al ganar 5 de 6 partidos, el último de ellos este martes en La Polar sobre Artemisa 1-0, con diana de Eddy Sanamé.
El año pasado, La Habana había perdido 8 partidos de 10, para quedar último en la tabla y caer a segunda división.
“Seguiremos trabajando por el fútbol cubano donde sea necesario. Este triunfo también me llena de satisfacción”, dijo Mambrini, que también trabaja como DT asistente en la selección nacional, en declaraciones a Radio Habana Cuba.
Por otra parte, lamentó que el mismo martes, el internacional Maikel Reyes, a quien considera uno de los mejores jugadores de Cuba, se fracturara el peroné de una de sus piernas, lo que le impedirá cumplir con un contrato en República Dominicana y compromete su carrera.
“Ojalá puede recuperarse y salir adelante. Es un joven con mucho talento”, expresó.
La primera división de la Liga Cubana comenzará el 19 de febrero y La Habana se desempeñará en el Grupo A, junto a Las Tunas, Sancti Spíritus y Santiago de Cuva, este último el antiguo equipo de Mambrini y su primer rival en esa ronda.
Raúl Rodríguez, Periódico Granma, Cuba

Mambrini italiano mantiene il percorso trionfale nel calcio cubano come vincitore
L’Avana, 30 gen. (RHC). L’italiano Lorenzo Mambrini è ancora un uomo di successo nel calcio cubano. Sotto il suo comando, l’undici della capitale ha appena vinto la National League of Ascent per risalire fino alla prima divisione.
Mambrini, nato 39 anni fa a Perugia, ma residente da diversi anni a Cuba, è riuscito l’anno scorso nell’impresa di portare il Santiago de Cuba al titolo di sotanero come imbattuto nella Lega cubana, un fatto senza precedenti in questo sport centenario.
Dopo quell’evento, le autorità del calcio nell’isola gli hanno proposto di dirigere a L’Avana, grande club anni addietro, ma con scarsi risultati negli ultimi tempi. Il tecnico ha risposto affermativamente senza esitazioni e in ottobre ha assunto la guida della squadra.
In soli tre mesi, ha portato la capitale al primo posto nella League of Promotion, vincendo 5 delle 6 partite, l’ultima delle quali martedì a La Polar su Artemisa per 1-0, con un goldi Eddy Sanamé.
L’anno scorso in serie A, l’Avana aveva perso 8 partite su 10, finendo ultima in classifica e retrocedendo in seconda divisione.
“Continueremo a lavorare per il calcio cubano dove necessario. Questo trionfo mi riempie di soddisfazione “, ha detto Mambrini, parlando con Radio Habana Cuba.
D’altra parte, l’allenatore italiano si è rammaricato perché Maikel Reyes, che considera uno dei migliori giocatori di Cuba, si è fratturato la tibia, il che gli impedirà di adempiere a un contratto nella Repubblica Dominicana e rischia di compromettere la sua carriera.
“Spero che possa recuperare e andare avanti. È un giovane di grande talento “, ha detto Mambrini.
La prima divisione della lega cubana inizierà il 19 febbraio e l’Avana giocherà nel gruppo A, insieme a Las Tunas, Sancti Spíritus e Santiago de Cuba, quest’ultimo l’ex team di Mambrini e il suo primo avversario in quel round.
Raúl Rodríguez, Giornale Granma, Cuba.

 

Arrivederci Azeglio, caro amico, gentiluomo testone e leale

http://www.corriere.it/sport/18_gennaio_31/morto-azeglio-vicini-ex-ct-nazionale-italia-90-882dc030-065a-11e8-8b64-d2626c604009.shtml

Avevo 17 anni e lavoravo in cronaca nera, ma lo sport e il calcio li avevo già nel sangue. Nel poco tempo libero tra lo studio e la gavetta a Brescia (città dove vivevo da qualche mese con la mia famiglia) mi tuffavo in stadi e palazzetti con taccuino microfono in mano. Basket rugby calcio, non faceva differenza, dove serviva andavo, persino pugilato perché in quel periodo imperversava Natale Vezzoli, campione superpiuma di Gussago. Scrivevo per il quotidiano del pomeriggio “La Notte” e collaboravo per l’emittente privata “Brescia Telenord“. Quest’ultima aveva la redazione nel seminterrato di un palazzo del nuovissimo quartiere “Brescia 2” dove, in uno dei piani alti, viveva Azeglio Vicini, C.T. della Nazionale azzurra Under 21. La prima intervista me la concesse quando ero ancora minorenne, nel salotto del suo appartamento, con la signora Ines che andava e veniva con acqua e caffè. Da allora un’amicizia profonda e un grande legame affettivo, che condizionò la mia capacità di critica nei confronti del suo lavoro. Ogni qualvolta mi trovassi in difficoltà, ogniqualvolta accadesse qualcosa di importante nel calcio, mi bastava citofonare: “Azeglio, puoi scendere in studio 5 minuti?”. Mai un no. Mai. Fin quando un giorno mi rese un ragazzo felice: “Fammi tu un favore oggi, accompagnami a Mompiano a vedere il Brescia”. In tribuna seduto vicino al C.T. Tornai a Milano e la nostra frequentazione si diradò, senza affievolire il rapporto. Anni dopo lo intervistai persino in spiaggia, nella sua Romagna, seduto sulla sdraio.

Testone, cocciuto direi, ciarliero, barzellettiere inesauribile, compassato ma deciso, più distinto che elegante, mi sorprese quanti pochi consigli mi elargisse e invece quante domande mi faceva, chiedendomi opinioni su tutto per poi affermare la sua. Ha vinto tanto con una sapienza e una conoscenza calcistica straordinaria, meritandosi le soddisfazioni. Come uomo, non meritando invece le aspre critiche dopo il 3° posto a Italia ’90 che forse ricordiamo tutti più con dolcezza che con delusione. Ricordo l’uomo, non il C.T. Perché è l’uomo Azeglio che mi mancava e mi mancherà.

Arrivederci, caro amico mio.

L’uomo e il VAR

Non è stata una domenica nera per il Var. E’ stata una domenica nera per gli arbitri. La tecnologia non ha domeniche nere, bianche o gialle: soffre casomai di guasti e usura. Se una banca non mette le telecamere di sicurezza sul retro e i rapinatori scappano da lì, è colpa sistema di sicurezza o di chi lo ha installato? Tagliavento a Crotone ne ha combinate una più di Bertoldo, perché è scarso (da sempre) e assai presuntuoso, ma se il tecnico della caserma dei Carabinieri è miope e non legge la targa dell’auto in fuga, visibilissima a chiunque, la colpa è sua e di chi lo ha messo a esaminare le immagini, non del sistema.

Il primo vero grande problema lo hanno sollevato in Germania, dove la Bundesliga è stato l’unico campionato (insieme con quello italiano) ad aver introdotto il Var. Hanno stoppato l’esperimento per discutere, ragionare, chiarire bene quando, come, perché vada utilizzato e hanno ripreso a farlo. In Italia, dove la polemica non è mai costruttiva, ma legata all’orticello cui si appartiene, si discute solo dei vantaggi e degli svantaggi, dei “favori” e dei torti. E’ l’annosa questione della nostra sottocultura che si nutre di dietrologia e di sospetti.

In realtà, dei molti casi che hanno fatto discutere dalla 1a giornata fino ai molti (troppi) errori dell’ultimo weekend, il primo vero episodio in cui il Var debba essere messo sotto processo è stato il gol di braccio segnato da Cutrone, che ha portato in vantaggio il Milan sulla Lazio San Siro domenica 28 gennaio. Gol che andava annullato. Il fatto è che, a velocità normale e dopo i primi, molti replay, nessuno si è accorto dell’irregolarità. I primi a rilevarla sono stati i giornalisti di Mediaset Premium. Erano comunque già trascorsi parecchi minuti. Come hanno fatto? Molto semplice: avevano una telecamera sul lato giusto del campo. Che, evidentemente, il Var non aveva.

Ecco quindi le due semplicissime domande cui rispondere, dopo che Rosetti Rizzoli (anche attraverso uno speciale che Sky ha trasmesso più volte) hanno chiarito molti aspetti che non erano chiari e sciorinato numeri molto confortanti sulla bontà di questa innovazione.

  1. Di quante telecamere dispone il Var? 2. Chi decide dove collocarle? 

Quando e perché ricorrere al Var lo abbiamo capito, fatto salvo che l’ultima decisione spetta (purtroppo) sempre e solo all’arbitro. Come viene utilizzato, invece, è tutto da scoprire. Chiunque attacchi questa grandiosa novità inizia comunque a rassegnarsi: Liga Premier hanno già deciso di anticipare i tempi introducendolo dalla prossima stagione (in Inghilterra è già attivo per le coppe), seguiti a ruota dalla Ligue 1. Anche la FIFA deciderà se avvalersene da giugno in occasione dei Mondiali di Russia 2018, ma tutti i segnali indicano che a marzo la notizia sarà ufficiale.

Con buona pace delle troppe persone in malafede.

Vado ad ascoltarli tutti (2)

http://www.nanopress.it/politica/2017/10/24/il-programma-politico-della-lega-matteo-salvini/184621/

Dicono che chi non vota è uno stronzo. Sono d’accordo. Il problema è che, come immagino a molti di voi, la maggior parte dei politici italiani mi danno la nausea.

Quindi ho deciso di andare di persona ad ascoltarli tutti (o quasi) in questa campagna elettorale. Destra, centro e sinistra. Oggi, domenica 28, è stato il turno dell’avvocato Giulia Bongiorno che si presenta per la Lega Nord, nella sua intervista su SkyTg24