Ciao Mondo, mite ribelle

Non essere mai disposti a fare un passo indietro non è necessariamente una virtù. Anzi talvolta limita lo spazio e l’apertura della mente, la capacità di mutare. Di testa Emiliano Mondonico ne aveva una, grande, dura. Sua. Tutta sua. Non cambiava, a nessun costo, né ideefilosofia. Come insegna la campagna, il suo rifugio in quella sua cascina infinita a Rivolta d’Adda dove ci radunava di tanto in tanto per assaggiare i suoi salumi, il vino, i formaggi, ma soprattutto per stare insieme. Parlando di calcio, naturalmente. E di musica. Con la stessa naturalezza con cui parlava dell’ultima sua malattia, dopo il pallone e la chitarra. L’unica malattia capace di sconfiggerlo, ma sono certo che oggi che se n’è andato Mondo non si senta affatto sconfitto. E, se lo fosse, sorriderebbe: “Visto? Per una volta che ho attaccato io l’avversario, ho perso”. Non cambiava, non faceva passi indietro, ma la sua genuinità sdoganava amabilmente la cocciutaggine.

Ero ad Amsterdam, inviato per Tele+2 in quella doppia finale di Uefa con l’Ajax. Avevo visto il suo Toro battere il Real Madrid e pareggiare all’andata con gli olandesi. In Olanda l’arbitro non fischiò un rigore solare per i granata e lui furibondo, prese la prima cosa che trovò, una sedia. E la sollevò. Protestando a modo suo. Una coppa che meritava e che gli negarono.

“Non rinnego niente dei miei 70 anni”, diceva un anno fa. “Negli sbagli e nei dolori si cresce”. Come era cresciuta la sua voglia di aiutare gli altri. Allenava una squadra di drogati e alcolisti, ultimamente. Andava dai ragazzi all’oratorio.

Ci siamo incontrati per anni negli studi di Telenova in quel salotto garbato e competente, Novastadio, messo insieme con cura e attenzione da Gianni Visnadi che non convocava curvaioli, pagliacci e facinorosi, ma solo amanti della cultura sportiva: Bruno Pizzul Bobo Gori Domenico Marocchino Luis Suarez Gigi Balestra Benoit Cauet Filippo Galli Sandro Mazzola Pierino Prati Massimo Chiesa solo per citarne qualcuno, insieme con personaggi dello spettacolo come Ugo Conti Giacomo Valenti Gigi Cifarelli.

La sua squadra del cuore erano le oche e le galline della cascina, i suoi amori molti: la famiglia, gli amici, la buona cucina oltre a quelli di cui s’è detto. Non amava i forti, non necessariamente intesi come poteri, ma come forma mentis. Ribelle cocciuto senza mai passare il limite, gli piaceva in fondo il ruolo di Davide, anche se un’occasione per essere Golia i grandi club non gliel’hanno mai concessa. Così si è divertito a far diventare grandi Torino, Atalanta e Fiorentina. Ed è diventato un grande anche lui, che i modi, i toni, la prepotenza, l’arroganza dei grandi non le ha mai avute. Ed è questo il ricordo silenzioso a riempire il vuoto che oggi ho nel cuore. 

http://www.telenova.it/programmi/telenova/novastadio/

https://www.calcionews24.com/mondonico-sedia-ajax-torino/

Una preghiera per Davide Astori

 

Rinviate le partite di serie A in programma oggi. Una giornata di dolore per la scomparsa del capitano della Fiorentina, il 31enne Davide Astori. Padre di famiglia. Una preghiera per lui e per loro

http://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2018/03/04/capitano-della-fiorentina-davide-astori-morto-in-albergo-a-udine_98b33f0d-d0e3-4429-a244-c469169d6492.html