La Juve ringrazi anche Berlusconi e Moratti

Nel settimo scudetto consecutivo della Juventus ci sono meriti indubbi e inoppugnabili: strutturali, strategici, sportivi. Questa società ricostruita sulle macerie di Calciopoli ha sbagliato in partenza, con campagne acquisti di quantità con poca qualità, tecnici inadeguati, progetti pretenziosi, ma ha rapidamente aggiustato il tiro e soltanto 6 anni dopo la serie B è riuscita a conquistare il primo titolo della serie, di fatto il primo vinto da Massimiliano Allegri il quale lo consegnò direttamente dalla sponda rossonera dove sedeva, Muntari o non Muntari. In questo settimo sigillo c’è comunque molto merito della lacunosa o addirittura scadente concorrenza, cui la Juve deve tributare un doveroso ringraziamento: in questa striscia eccezionale da campionati nordeuropei, fanno parte anche le avversarie le quali sono mancate clamorosamente in ogni virtù bianconera. Il Napoli, cui peraltro va il più sentito plauso, intravvede una chance concreta dopo 30 anni ma, dopo aver deliberatamente snobbato Coppa Italia, Champions League ed Europa League, ignora le opportunità del mercato di gennaio vagando miope tra Inglese, Verdi, Politano e restando alla fine a bocca asciutta. Su tutti i fronti. Con la sua rosa ridotta all’osso, un modulo invariabile nei 90′, una stanchezza palpabile psichica e fisica, una mentalità fragile e inadeguata, che sbriciola le ambizioni in 2 momenti precisi: Lazio-Juventus e Inter-Juventus, agitando fantasmi e alibi lontani dalla realtà che hanno indotto Sarri a non rivolgere nemmeno un forzato complimento ai rivali nel giorno del verdetto.

La Lazio è una rivelazione continua, così come un’Atalanta che ormai in verità da 40 anni (dai Bortolotti in poi) prosegue coerente con la sua politica, nella sua filosofia di gestione pur passando di mano in mano. Troppo umorali Roma, i romani e la Roma che per di più, azzeccando la maggior parte delle mosse di mercato, sbaglia però clamorosamente – anche per colpe non sue – le pedine-chiave della scacchiera.

La Juventus ha vinto nel 2018 il primo scudetto sofferto e sudato dopo quello del 2012. Anno in cui comincia a sfumare la concorrenza milanese con Inter e Milan che  sul podio non ci arrivano più nemmeno con il binocolo. Ecco a chi va infine il ringraziamento più sentito da parte degli juventini nel giorno del 34° scudetto: a Massimo Moratti Silvio Berlusconi i quali prima hanno incenerito con mano propria quanto avevano costruito, poi hanno lasciato in quelle straniere (nebulose e inesperte) un patrimonio depauperato, ridotto ai minimi termini dal punto di vista finanziario e sportivo. Ora che sono tornati così bravi e continui nel vincere, imparino a perdere risparmiandoci sceneggiate come nella notte di Madrid: commedie che amplificano le sue sventure europee in maniera persino più frustrante di quanto non dica il campo.

La trappola a Spalletti

https://www.tuttomercatoweb.com/altre-notizie/spallettifrasi-a-tifosivoglia-far-male-1074757

Non c’è giorno in cui non mi interroghi sull’eventualità che un “amico, o uno sprovveduto, o uno sconosciuto nel gruppo, renda pubblici gli sms o i contenuti di qualche chat goliardica in cui ironizziamo, sfottiamo, qualche volta pesantemente, quell’avvenimento o quel personaggio o quella squadra di calcio. Rendendo pubbliche allo stesso tempo amenità spesso volgari. Mi darei anzitutto del pirla, perché la mia professione imporrebbe un inattaccabile aplomb anche nel privato, ma anche perché scoprirei di aver dato credito e fiducia a qualcuno che non la meritava affatto. Di essermi mosso con eccessiva leggerezza.

Il discorso relativo a Luciano Spalletti (che dopo Inter-Roma qualche settimana fa si era lasciato andare a confidenze particolari su entrambi i club, all’esterno di un ristorante milanese con un gruppetto di tifosi ed è stato smascherato da un giornalista del “Corriere della sera“), non è molto diverso. Anzitutto, rispetto alle mie inquietudini, lui si è sfogato con un gruppo di estranei, non con amici (Berlusconi negli anni ci è cascato con regolare puntualità). In secondo luogo, il giornalista che le ha divulgate ha pensato solo a fare il suo mestiere, non – appunto – a tradire un amico, che un amico non è. Il collega del “Corriere” ha commesso l’errore di  racchiudere le esternazioni di Spalletti tra virgolette. L’etica impone che questo possa avvenire soltanto in presenza di dichiarazioni pubbliche, certificate, ascoltate con le proprie orecchie. Il collega invece non era presente a quel monologo. Detto questo, evidentemente ha verificato bene le sue fonti e infatti non ha scritto una bufala, tant’è che Spalletti non solo non ha smentito quelle frasi, ma le ha addirittura spiegate e giustificate. Tra l’altro, nulla, ma proprio nulla di trascendentale né cose che già non sapessimo. E che già non attribuissimo al pensiero dell’allenatore nerazzurro.

Da giornalista sportivo ed ex cronista di nera, non amo questi giochini, che fanno comunque parte del mestiere. Così come in televisione non sopporto la diffusione dei “fuori-onda“, tutti esercizi che si somigliano tra loro e hanno i connotati della trappola. Un po’ vigliacca, ma non illegale, fino a prova contraria. Il punto fondamentale è che Luciano Spalletti sa che il suo mestiere somiglia a una passeggiata notturna nella foresta, quindi se non prende precauzioni per difendersi dalle bestie feroci e dalle trappole degli sconosciuti, la colpa è sua. Con immutato affetto e simpatia.