L’uomo e il VAR

Non è stata una domenica nera per il Var. E’ stata una domenica nera per gli arbitri. La tecnologia non ha domeniche nere, bianche o gialle: soffre casomai di guasti e usura. Se una banca non mette le telecamere di sicurezza sul retro e i rapinatori scappano da lì, è colpa sistema di sicurezza o di chi lo ha installato? Tagliavento a Crotone ne ha combinate una più di Bertoldo, perché è scarso (da sempre) e assai presuntuoso, ma se il tecnico della caserma dei Carabinieri è miope e non legge la targa dell’auto in fuga, visibilissima a chiunque, la colpa è sua e di chi lo ha messo a esaminare le immagini, non del sistema.

Il primo vero grande problema lo hanno sollevato in Germania, dove la Bundesliga è stato l’unico campionato (insieme con quello italiano) ad aver introdotto il Var. Hanno stoppato l’esperimento per discutere, ragionare, chiarire bene quando, come, perché vada utilizzato e hanno ripreso a farlo. In Italia, dove la polemica non è mai costruttiva, ma legata all’orticello cui si appartiene, si discute solo dei vantaggi e degli svantaggi, dei “favori” e dei torti. E’ l’annosa questione della nostra sottocultura che si nutre di dietrologia e di sospetti.

In realtà, dei molti casi che hanno fatto discutere dalla 1a giornata fino ai molti (troppi) errori dell’ultimo weekend, il primo vero episodio in cui il Var debba essere messo sotto processo è stato il gol di braccio segnato da Cutrone, che ha portato in vantaggio il Milan sulla Lazio San Siro domenica 28 gennaio. Gol che andava annullato. Il fatto è che, a velocità normale e dopo i primi, molti replay, nessuno si è accorto dell’irregolarità. I primi a rilevarla sono stati i giornalisti di Mediaset Premium. Erano comunque già trascorsi parecchi minuti. Come hanno fatto? Molto semplice: avevano una telecamera sul lato giusto del campo. Che, evidentemente, il Var non aveva.

Ecco quindi le due semplicissime domande cui rispondere, dopo che Rosetti Rizzoli (anche attraverso uno speciale che Sky ha trasmesso più volte) hanno chiarito molti aspetti che non erano chiari e sciorinato numeri molto confortanti sulla bontà di questa innovazione.

  1. Di quante telecamere dispone il Var? 2. Chi decide dove collocarle? 

Quando e perché ricorrere al Var lo abbiamo capito, fatto salvo che l’ultima decisione spetta (purtroppo) sempre e solo all’arbitro. Come viene utilizzato, invece, è tutto da scoprire. Chiunque attacchi questa grandiosa novità inizia comunque a rassegnarsi: Liga Premier hanno già deciso di anticipare i tempi introducendolo dalla prossima stagione (in Inghilterra è già attivo per le coppe), seguiti a ruota dalla Ligue 1. Anche la FIFA deciderà se avvalersene da giugno in occasione dei Mondiali di Russia 2018, ma tutti i segnali indicano che a marzo la notizia sarà ufficiale.

Con buona pace delle troppe persone in malafede.

I MIEI LIBRI

Ho pubblicato ad oggi due romanzi, “Soianìto“, prima edizione 1996, seconda 2010, Gruppo Editoriale Viator e, con la stessa casa editrice, “La rivoluzione di Giuseppe” (2014). Ispirati a  due storie vere, il primo racconta di un torneo di calcio a 5 che si è svolto per 10 anni a Soiano del Garda (Brescia) a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, cui partecipavano sempre gli stessi amici – una quarantina – di Milano, mentre il secondo descrive gli stati d’animo di un uomo single di mezza età, nel giorno in cui è chiamato ad essere il padrino al battesimo del figlio di una coppia di amici. Nel frattempo, ben 4 biografie ufficiali e la raccolta della rubrica “Calcinculo“, curata insieme con Diego Abatantuono sul settimanale “Controcampo” tra il 2002 e il 2007. Le biografia: la prima, naturalmente, pubblicata da Rizzoli, dedicata al mio maestro, amico e compagno di lavoro per ben 26 anni, Maurizio Mosca che mi manca incredibilmente. “L’oro di Sheva” pubblicato da Giunti, naturalmente con la stella del Milan Andry Shevchenko. Poi “La vita è una” scritto per Rizzoli, la straordinaria esistenza della mia strepitosa amica Martina Colombari, una delle donne che ho ammirato e stimato di più nella mia vita e alla quale voglio bene come a una sorella (anche perché sono il testimone di suo marito Billy Costacurta che per me è davvero come un fratello). Infine ho raccontato la soffertissima esperienza di un altro grande amico, Ugo Conti e di sua moglie Arianna Garofalo: “Sembra facile“, di nuovo per il Gruppo Editoriale Viator, nel loro difficile percorso nel riuscire finalmente a diventare genitori delle splendide Benedetta e Lodovica.

Infine, la religione. Ho offerto con grande entusiasmo la mia testimonianza a Piero Drioli nel suo sorprendente lavoro dedicato a Padre Pio, “Il terzo segreto di Fatima“, Edizioni Segno. Ho scritto la mia preghiera personale per un volume che trovo profondo e mistico, “Il mio Padre Nostro” (Imprimatur) di Giorgio Rovesti. Credo, con tutto il cuore, seppure tormentato da molti dubbi. La mia educazione, i miei straordinari genitori Renzo Felicia mi hanno inculcato la fede, grazie a loro ho vissuto esperienza dirette che mi hanno donato la forte convinzione circa l’esistenza sovrannaturale di un’energia infinitamente positiva. Racconto questo stato d’animo nella “Rivoluzione di Giuseppe” cui sono particolarmente affezionato. 

Scrivere è la mia passione, il calcio mi ha reso un professionista appagato e fortunato, ma da qualche anno ho deciso di lasciare Mediaset dove ho lavorato per 26 anni presso la redazione sportiva, per dedicarmi solo ed esclusivamente a una “produzione personale”. Non appena terminato “Lady stalker”, ispirato alla vera storia di Joan Sumpton, lavorerò a un film-documentario che racconterà la favola dell’allenatore italiano Lorenzo Mambrini nella lontana Cuba.

Della prossima fatica vi parlo scorrendo sulla homepage del sito, “Lady Stalker“, che conto di ultimare e consegnare agli editori nel mese di febbraio 2018.