Sport, benessere e grani antichi

Paolo Caruso con Luca Serafini

L’esercizio fisico e l’attività sportiva sono fondamentali per favorire il pieno sviluppo dell’organismo e per mantenere uno stato di salute ottimale sia a breve che a lungo termine.

Un’alimentazione corretta ed equilibrata rappresenta il sistema più adatto per soddisfare i nostri particolari bisogni energetici e inoltre, il connubio con l’attività fisica può dare il miglior contributo nel favorire il pieno sviluppo dell’organismo, nella prevenzione a lungo termine e nella promozione della salute.

Questi aspetti della nostra esistenza sono sempre più analizzati dal mondo scientifico che, grazie a nuovi strumenti tecnici e conoscenze scientifiche, fornisce informazioni utili alla quotidianità di ognuno di noi.

I benefici per la salute legati a una regolare attività fisica sono stati ampiamente investigati ed accertati dall’intera comunità scientifica; l’esercizio fisico regolare determina una risposta fisiologica di protezione verso molte delle cause di mortalità, e di contrasto verso fenomeni di tipo infiammatorio come l’aterosclerosi e l’insulino-resistenza.

Il tessuto muscolare ormai non viene soltanto considerato come un motore biomeccanico, ma recenti evidenze scientifiche lo identificano come un vero e proprio organo endocrino capace di secernere e riversare nel torrente circolatorio diverse citochine, ovvero molecole proteiche, che fungono da segnali di comunicazione fra le cellule del sistema immunitario e fra queste e diversi organi e tessuti.

La produzione e il rilascio di citochine, ad opera dei muscoli esercita un effetto diretto sul metabolismo di tutto il corpo.

Ovviamente anche l’alimentazione influisce sulla modulazione del sistema immunitario dell’intestino. La dieta e l’esercizio fisico possono scatenare sistemici stress ossidativi e infiammazioni con ripercussioni sullo stato generale dell’organismo.

In questo contesto appare necessario investigare le tipologie di alimenti che possono incidere sulla secrezione di queste sostanze e a tale scopo sulla rivista scientifica internazionale Journal of  Society of Chemical Industry  è stato recentemente pubblicato uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Bologna, tra cui il prof. Spisni, dal titolo “A Khorasan wheat-based diet improves systemic inflammatory profile in semi-professional basketball players: a randomized crossover pilot study”, dove è stato studiato l’effetto di una dieta a base di grani antichi su giocatori di basket di età compresa tra 15 e 32 anni.

Lo studio si inserisce a pieno titolo nel dibattito in corso in seno alla comunità scientifica e non solo, che contrappone le proprietà dei grani antichi rispetto ai grani moderni. Una disputa troppo spesso incentrata su posizioni preconcette e su logiche di appartenenza che minano l’attendibilità degli stessi studi nel settore.

I grani antichi, in attesa di una definizione agronomica o legale condivisa, sono intesi essere popolazioni dinamiche di frumento con origine storica, identità distinta, assenza di miglioramento genetico tramite incrocio. In prevalenza si tratta di piante adattate localmente, con l’ausilio di sistemi agricoli tradizionali, caratterizzate da taglia più alta e glutine meno tenace rispetto alle varietà moderne

Al netto di tali questioni,  l’argomento è molto importante perché coinvolge un settore della ricerca in piena evoluzione, dove certezze che si credevano consolidate vengono progressivamente smentite da nuove scoperte.

Le ricerche che riguardano i grani antichi finora si sono concentrate su individui con specifiche condizioni patologiche, come malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e sindrome dell‘intestino irritabile, mentre raramente sono stati trattati gli effetti di queste materie prime su soggetti sani o su atleti.

Lo scopo principale di questa ricerca era di indagare l’effetto di una dieta basata sul consumo di prodotti a base di antiche varietà di grano sul benessere complessivo di soggetti sottoposti a una attività fisica regolare ed intensa.

I giocatori di basket durante la sperimentazione hanno seguito una tipica dieta mediterranea bilanciata (distribuzione calorica: 60% di carboidrati, 15% proteine e 25% di grassi).

Per la parte relativa a pane, pasta, biscotti e crackers, i soggetti allo studio hanno utilizzato prodotti a base di grano Khorasan, una varietà di grano Turanicum, originario dell’Iran, descritto per la prima volta nel 1921, e dove ancora adesso si coltiva.

I giocatori sono stati divisi in due gruppi che si sono alternati a consumare prodotti a base di grani antichi e grani moderni per un periodo di 4 settimane intervallato da un periodo di “wash-out”.

Tutti i soggetti coinvolti nella sperimentazione sono stati sottoposti ad analisi cliniche prima e dopo il periodo di osservazione.

Lo studio ha confermato che anche negli atleti, una dieta a base di grani antichi contribuisce in modo significativo al controllo dell’infiammazione sistemica con un miglioramento complessivo dello stato di salute di soggetti giovani sottoposti a intensa attività fisica finalizzata a effettuare competizioni sportive.

Abbiamo segnalato questa ricerca sicuramente perché rappresenta un ulteriore tassello nel campo dello studio della correlazione tra attività fisica, alimentazione e benessere globale, ma ci è sembrata meritevole di attenzione perché la comunità scientifica ha rivolto lo sguardo a un potenziale miglioramento delle prestazioni attraverso un’alimentazione realizzata con prodotti dalle elevate qualità nutritive, caratterizzate dal recupero di tradizioni alimentari e territoriali che tutti noi faremmo bene a riprendere.

In punta di piedi

Maurizio Mosca, Cristina Parodi e Cesare Cadeo

A Palazzo dei Cigni si entrava in punta di piedi.

Milano 2 era ovattata con i suoi edifici color mattone immersi nel verde, grandi balconi in un piccolo mondo incantato alle porte della metropoli. Là dentro da Telemilano stava nascendo la concorrente della Rai, prima Canale 5 poi Retequattro e Italia 1. Già alla reception si avvertiva il frenetico entusiasmo che percorreva quei corridoi. Persino le guardie ne erano contagiate. La prima volta ci entrai da solo nel 1984 per proporre a Paolo Taveggia, allora direttore dello sport, un reportage dagli Stati Uniti che contendevano al Messico l’organizzazione dei Mondiali del 1986. Avevo 23 anni, ero uno sconosciuto cronista di provincia: bastò una mezzora, un caffè e una sigaretta. Paolo disse: “Ok, ti aspettiamo con le videocassette quando torni”. Un buon lavoro era sufficiente per avere attenzione ed essere presi in considerazione.

A Palazzo dei Cigni si entrava in punta di piedi, ma si veniva rapiti e coinvolti in un attimo da quell’atmosfera di sfida che passava per nuove idee, intuizioni, proposte e chiunque veniva ascoltato. Chiunque poteva dare il suo contributo. E in punta di piedi si cominciava a correre, ore e ore tutti i giorni, tutta la settimana. Così per Maurizio Mosca non fu difficile coinvolgermi da subito nelle sue mille trasmissioni: Record, Calciomania, A tutto campo, Mundial, Guida al campionato, fino a Italia1 Sport che seguiva Pressing di Raimondo Vianello. Eravamo una squadra, una sola, distribuita tra produttori, autori, segretarie, redazione e collaboratori. Senza tempo e senza fatica. Le donne facevano parte integrante della redazione sportiva con eleganza, garbo, bellezza, ma soprattutto grande mestiere. Sono salite tutte in alto.

Con Cesare Cadeo l’incontro fu subito cordiale, l’intesa spontanea. Mi tolse la paura per responsabilità già grandi. Vestiva in cravatta e pochette sia che fosse l’alba sia che fosse notte fonda, non perdeva mai il sorriso e l’unico impercettibile segnale nei rari momenti di malumore, era la fronte aggrottata. Durava un attimo. Innamorato della televisione e del Milan, delle bellezze della vita e quelle femminili alle quali riservava una galanteria antica. Con Maurizio Mosca costituivano una coppia surreale, l’alunno pestifero e l’insegnante paziente. La sua sconfinata educazione mitigava l’irriverenza ingestibile di Maurizio, sul suo garbo imperturbabile scivolava via la turbolenza come una pallina di mercurio sulla pelle della foca. Cesare di un altro secolo, di un altro mondo, di un’altra vita.

Insieme con suo fratello Maurizio e una banda di amici fortunati, Cesare Cadeo mi ha lasciato in eredità il compito più che arduo di scrivere il romanzo di un uomo leggendario, il cardiochirurgo argentino di origini italiane Renè Geronimo Favaloro, le gesta del quale aveva conosciuto in questi ultimi anni di sofferenze attraverso un allievo di Favaloro, il dottor Cesare Beghi. Con lui siamo stati in Argentina a metà marzo per cominciare a raccogliere materiale e testimonianze ma, poco prima di partire, chiamai Cesare in onda su RadioRossonera per parlare del nostro amato Milan.

Mi stavo sentendo inadeguato per un libro che deve raccontare la storia incredibile di un combattente, un genio, un ribelle, uno scienziato, candidato al Nobel perché primo al mondo a impiantare il by-pass aortocoronarico. Come una volta, Cesare Cadeo se n’è andato in punta di piedi e, come una volta, il suo sorriso mi ha tolto la paura.

Anche oggi, anche adesso, dove tu sia sembrerai di un altro mondo. Comunque. Ciao Cesare, salutami Maurizio.